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Dipendenza affettiva

L’amore per se stessi è la condizione necessaria per poter amare l’altro. Quando manca questo presupposto può diventare difficile costruire relazioni fondate sulla reciprocità. E anzi la relazione con l’altro rischia di diventare il mezzo per rassicurarsi rispetto alla propria amabilità. Può allora essere estremamente faticoso interrompere un legame anche quando è fonte di intensa sofferenza e insoddisfazione. Può succedere, cioè, di dire a se stessi “voglio lasciarlo ma non riesco”.

 

Si pensa magicamente che basti “sopportare un po’ di più” perché le cose migliorino, essere più pazienti, amare e accontentare ancora di più l’altro nei suoi bisogni e desideri…fino a perdere di vista se stessi. La paura dell’abbandono, l’idea di non potercela fare da soli, il senso di colpa, il timore di perdere l’amore alimentano una forma di dipendenza affettiva, una “ossessione d’amore” che paralizza nelle azioni e impedisce qualunque presa di decisioni, aumentando inevitabilmente il livello di sofferenza individuale. A ciò si aggiunge la capacità dell’altro di portare nella relazione anche aspetti cui è doloroso rinunciare. Tante volte accade che una persona possa dare la sensazione di essere tanto affettuosa quanto distruttiva e minacciosa. Ciò determina una confusione emotiva in cui la capacità di valutazione dei rischi è inquinata dalla speranza motivata dai bei ricordi. Ci si può ritrovare quindi in situazioni paradossali in cui si vorrebbe agire ma non si riesce. A lungo andare, questo fenomeno di dipendenza affettiva, può determinare anche difficoltà di relazione con altre persone che non si ritiene possano comprendere e di cui si teme il giudizio.

 

Uno psicologo psicoterapeuta può sostenere nella comprensione delle emozioni che queste situazioni determinano e nella ricerca delle risorse personali dei bisogni soggettivi profondi grazie a cui rilanciare la scoperta di modalità alternative di stare nei legami.

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